Cenni storici

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Inquadramento geografico

Si raggiunge la zona di Dossena tramite la SS 470 che da Bergamo percorre tutta la Valle Brembana.
Superato San Pellegrino Terme, una deviazione sulla destra, con ponte che attraversa il Brembo, conduce proprio al comune di Dossena.
Si sale ancora seguendo le indicazioni per Le Colle - Paglio, o Prà dell'Era: la strada è per metà sterrata e stupendo il panorama che dà sul Cancervo, la Val Taleggio fino al Resegone. Arrivati in Prà dell'Era (1000-1050 m circa), si è nei pressi di tutte le cavità più importanti (giacimento del Paglio - Pignolino, versante occidentale del Monte Culmen del Pai).
L'area interessata è delimitata a sud dalla Valle Asnera, a nord dalla Val Parina, ad est dai monti Vaccareggio e Pedrozio, e ad ovest dal fiume Brembo.
Tratto da:
"L'alieno" Monografie - Il complesso carsico di Dossena (BG)
Gruppo speleologico Valle Imagna - S.S.I
C.A.I. sezione di Calco (LC) - n.3 - dicembre 2003

Le origini storiche di Dossena

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I primi insediamenti presenti sul territorio paiono risalire addirittura all'età del bronzo, quando furono scoperte miniere di ferro, di calamina e di galena, presenti nella zona del monte Vaccareggio. Queste hanno fatto sì che Dossena fosse il primo insediamento stabile della valle Brembana.

Il loro sfruttamento durò anche in periodi successivi, tanto da rendere il luogo un importante centro nell'epoca etrusca prima, eromana poi. A tal riguardo sono stati recentemente rinvenuti dei cunicoli di estrazione comprensivi di attrezzi ed utensili risalenti a tale epoca, nonché citazioni di Plinio il Vecchio in alcuni suoi racconti.

Questa condizione permise la costruzione di mulattiere di collegamento con la val Seriana e la val Brembana, che favorirono un ulteriore sviluppo dei commerci.

In tale periodo a Dossena era presente un vicus, ovvero un agglomerato urbano, ritenuto il centro principale dell'intero pagus della valle Brembana.

Anche il toponimo è di origine latina: Dorsum sta ad indicare il dosso su cui si è sviluppato il nucleo abitativo.

Tuttavia i primi documenti scritti che menzionano Dossena risalgono all'anno 920, quando in un atto viene citato un monaco del paese.

Con il passare del tempo, e la conseguente perdita di prestigio dell'impero romano, anche le miniere cominciarono a subire un lento ma inesorabile declino.

Comunque anche in epoca medievale il paese visse un periodo di relativo splendore, grazie ai commerci garantiti dalla presenza della via Mercatorum, sulla quale transitavano grandi quantità di merci e di trafficanti. Recentemente recuperata, questa antica via è tutt'ora percorribile, ed alcuni tratti sono inglobati all'interno della moderna viabilità.

Si narra inoltre che in questo tranquillo paese soggiornò Leonardo da Vinci, il quale si dilettò in studi per migliorare le capacità delle miniere e rendere possibile un loro recupero.

Un altro segno dell'importanza di Dossena è dato dal fatto che la pieve era posta a capo di ben 23 chiese site nei borghi limitrofi. Ancor oggi è presente un edificio, situato a fianco della parrocchiale, dove era posta la residenza arcipresbiteriale plebana.

Durante il XV secolo l'intera provincia di Bergamo passò sotto la dominazione veneziana. Il podestà veneto Alvise Priuli decise, al fine di favorire i commerci con i Grigioni, di costruire un nuovo collegamento viario che passasse dalla bassa valle Brembana. Questa nuova strada carrozzabile, denominata via Priula, fece cadere in disuso la via Mercatorum, isolando di fatto il paese di Dossena.

Cominciò quindi una nuova epoca per gli abitanti, che dovettero procurarsi la propria sussistenza con attività come l'allevamento e l'agricoltura, oppure emigrando, specialmente verso Venezia. Seguirono anni difficili, anche a causa di epidemie e carestie, che misero a dura prova l'intera popolazione.

A tal proposito si narra un fatto, ricordato anche da un'epigrafe posta all'esterno della residenza arcipresbiteriale plebana, in cui agli abitanti venne offerta, durante una grave carestia, un'ingente quantità di frumento in cambio dei quadri custoditi nella chiesa parrocchiale del paese. Il rifiuto di questi è ricordato anche da una poesia raccolta dallo storico Bortolo Belotti.

« In tempi di dura carestia, al popolo di Dossena qui adunato a suono di campana, venne offerto frumento in cambio dei suoi quadri; ma la forte gente di questa terra ad una voce il baratto rifiuto', e i suoi quadri prescelse e la sua fame »
(epigrafe posta sulla residenza arcipresbiteriale.)

Le famiglie originarie di Dossena

DOSSENA

Questo casato, diffuso in quasi tutta la Lombardia, è presente nel nostro paese fin dal sorgere dei Comuni Rurali. Infatti in un atto notarile di locazione del monte Ortighera, possesso della famiglia Salvini dell'Acqua di S.Gallo, in data 3 febbraio 1375, risulta presente in rappresentanza del Comune di Dossena il "credendario" Lorenzo q. Dossena de Alcainis, mentre nel libro della Confraternita del SS. Sacramento, in data 5 Aprile 1518, risulta l'elezione a consigliere della stessa, di un certo Dosena dicto Homasi de Alcaini.

È certo però che da tempo immemorabile molti erano i giovani dossenesi costretti ad emigrare in cerca di lavoro e di vita.

I nostri "bergamini" poi erano usi scendere alla bassa con le loro mandrie per trascorrervi la stagione invernale e alcuni di questi, col tempo, trovarono più conveniente fermarvisi stabilmente abbandonando così il paese d'origine.

Orbene, nel paese di nuova residenza, questi emigranti e "bergamini" venivano comunemente chiamati "Dossena" dal paese di provenienza, e si pensa che questo, a lungo andare, sia diventato il loro vero cognome.

Al riguardo potremmo citare alcuni casi da noi direttamente conosciuti, che tralasciamo di elencare per non urtare la loro suscettibilità nel riconoscere in sé antiche radici montane.

ALCAINI (Alcainij)

Dovrebbe essere il casato più antico del paese.

Da un atto del Comune di Dossena in data 13 aprile 1234, relativo alla delimitazione dei confini con i Comuni limitrofi, in rappresentanza di Dossena risulta presente:"Albertus Alcainus consul et Albertus de Testoribus, ambo gerents negozia comunis".

Questa famiglia è pure presente in diversi altri atti da noi conosciuti relativi all'epoca medioevale. Il sacerdote Francesco Astori, studioso di storia locale, nel suo quaderno di memorie, fa risalire l'antichità di questa famiglia all'epoca romana.

Per secoli essa ha partecipato alla vita socio-economica e religiosa della comunità di Dossena .

Durante la dominazione veneta fu presente nella compagnia dei Bastazi della dogana del porto di Venezia. Dei componenti di questa famiglia ricordiamo:

Giov.Antonio I - sacerdote, per diciannove anni arciprete di Dossena (dal 1474 al 1493 ).

Maestro dei Sacri Canoni.

Giov.Antonio II - arciprete di Dossena dal 1494 al 1512. Fu anche parroco a Villa di Serio.

Agostino - arciprete di Dossena per circa trent'anni , dal 1524 al 1554.

Giov.Giacomo - emigrato a Venezia, con Antonio Olivi, dona alla chiesa il quadro " Gesù nell'orto", opera di Nicolò Reimier fiammingo.

Giacomo detto Corriero - nel 1641 dona alla chiesa il quadro della Madonna del Rosario, con S.Domenico con S.Caterina, opera di scuola veneta del XVI secolo.

Giacomo di Giov.Battista - nel 1625 risulta far parte della compagnia dei Bastazi in Venezia.

Recentemente il Comune di Bergamo ha dedicato a questa famiglia una delle sue vie con la seguente motivazione:"Famiglia bergamasca, originaria di Dossena, trasferitasi a Venezia, fu prodica di soccorsi e di beneficenza al paese di origine, tanto da concorrere in modo determinante alla creazione del patrimonio della chiesa parrocchiale".

ASTORI ( Astoribus, Testoribus )

Il "colonnello" compare per la prima volta in un atto del 9 gennaio 1474. Prima era presente in casato "De Testoribus", così indicato nel verbale del 1234 relativo alla delimitazione dei confini; così pure nel 1375 per l'affitto del monte Ortighera, come l'elenco degli amministratori del Comune in un documento del 25 ottobre 1438 del notaio Andriolum de Tiraboschi di Serina, dal quale risulta il nome di "Paxsinus f.q. Boni de Testoribus de Dosena".

Dopo tale data il casato dei Testori scompare dal carteggio di Dossena e subentra quello degli Astori. Il fatto non si spiega.

Dal libro
"Dossena"
di Melchior Omacini

Dossena e i suoi emigranti

Nel patrimonio artistico della Chiesa di San Giovanni Battista a Dossena trova ampia espressione l'arte veneta del Seicento e del Settecento. Ma una pittura, un suppellettile o un arredo in una chiesa non sono mai, come in un museo, solo la risposta ad una serie di esigenze didattiche ed estetiche, ma sono specialmente un segno tangibile di fede.

La gran parte delle opere d'arte che si conservano nella chiesa di Dossena sono l'espressione della generosa devozione e dell'affezione al luogo natio di alcuni parrocchiani espatriati alla ricerca di un lavoro più stabile e redditizio.

Poichè Dossena, come tutta la provincia bergamasca, era dominio della Repubblica di Venezia, l'entroterra veneto e la città lagunare rappresentarono le mete principali di questa emigrazione.

A Venezia poi alcune famiglie originarie di Dossena, quali gli Astori, gli Omacini e gli Alcaini, si erano unite ad altre provenienti dalla località di Zogno e di Sorisole nella cosidetta COMPAGNIA DEI BASTAGI, una sorta di confraternita, già esistente dalla metà del XV secolo, che deteneva il monopolio del servizio di carico e scarico della mercanzia del porto e del suo controllo in dogana. Tale compagnia era stata fondata nel nome della Trinità, della Vergine e dei santi titolari delle parrocchie di origine, San Giovanni Battista per Dossena, San Lorenzo per Zogno e San Pietro apostolo per Sorisole.

Il persistere della devozione verso il patrono del proprio paese, il desiderio di mantenersi in qualche modo legati alla comunità dei propri padri e di essere ricordati nelle proprie preghiere, ma anche la possibilità di rendere pubblico il raggiungimento di un nuovo stato sociale, indussero numerosi ponenti di questa compagnia a inviare alla propria parrocchia paramenti, preziosi suppellettili e soprattutto dipinti.

Altri Dossenesi emigrati a Venezia mantenevano uno stretto legame con la parrocchia del paese natio, aderendo ad una delle confraternite, quella intitolata a San Giovanni Battista e chiamata anche "de' fratelli in Venezia".

Documentata con una precisa regola e un reddito proprio già nel 1575, aveva sede presso l'altare intitolato al Battista per il quale alcuni componenti di tale "schola" commissionarono a Paolo Veronese la tela con la "Decollazione di San Giovanni Battista...".
Un esempio particolarmente commovente di tale devozione è la tela raffigurante la "Resurrezione di Cristo" oggi in controfacciata ma in origine collocata nel coro. Essa giunse a Dossena quale dono di Antonio del fu Pietro Omacini, che si fece ritrarre accanto all'iscrizione: "O tu che leggi / dì un Pater / et Ave Maria / per l'anima di questo benefator".

Tratto da:
Guide alle chiese parrocchiali di Bergamo n. 3
"San Giovanni Battista in Dossena"