Dalla costituzione dei Comuni rurali fino all'avvento della Repubblica Cisalpina, l'amministrazione del Comune, della Chiesa, della Misericordia e degli interessi locali della popolazione, era riservata con pari diritti e doveri, ed una "troika" costituita dagli antichi casati, originari: Alcaini, Astori e Bonzi, ai quali durante la Repubblica Veneta si aggiunsero le altre famiglie originate da questi tre casati, e precisamente gli Omacini, i Sandri e gli Zanni.
Gli abitanti di quel tempo erano divisi in "originari" e in "forestieri"; i primi esercitavano il diritto di voto ed amministravano, i secondi erano soggetti al pagamento delle "gravezze", una specie di imposta di famiglia per godere del diritto di residenza.
Il territorio era diviso in beni "comunali" e in beni "comuni" e più precisamente in beni di proprietà privata. I beni comuni fornivano i mezzi per sostenere le spese generali a carico della Comunità, come i tributi dovuti alla Camera Fiscale di Bergamo, le spese del personale adibito ai vari servizi pubblici e gli oneri della manutenzione delle strade mulattiere.
Alla chiesa era riservata la rendita del taglio delle piante resinose di tutti i boschi comunali. I beni comunali erano costituiti da boschi e pascoli, o meglio da boschi pascolivi siti in valle Parina e sulle pendici del monte Gioco, le cui legne, oltre al carbone vegetale, forniva tronchi e tronchetti in genere, il cui esbosco in valle Parina avveniva per mezzo del torrente, con le cosiddette "menade". In fondo alla valle Parina vi è ancora oggi una località detta "i Restelli": in quel punto, in appositi incastri nelle rocce di entrambe le sponde veniva impostata una robusta palizzata di legni che sbarrava il torrente formando un laghetto artificiale nel quale venivano fatti confluire i legnami da trasportare. Fatta quindi saltare la diga, la grande massa d'acqua trasportava i legnami stessi nel fiume Brembo e da qui fino alle Gère di Villa D'Almè. Certamente l'operazione richiedeva la presenza e la sorveglianza di parecchi uomini sottoposti a faticosi e rischiosi impegni. Ciò nonostante molti legnami andavano persi o rubati.
Persino nell'antico e già citato documento del 9 febbraio 1375, riguardante la prima cessione del monte Ortighera fatta dal giudice Salvino de l'Acqua di S.Gallo a favore del comune di Dossena, il venditore si riservava il diritto alla legna," quae essent apta talare incidi et menari per Brembum".
Si è già rilevato che i terreni comunali erano destinati non solo alla produzione del carbone vegetale o di legne grosse, ma anche ad uso di pascolo per la raccolta del fieno di monte. Nel citato documento il parziale acquisto del Monte Ortighera riguardava soltanto il diritto a favore del comune di Dossena di "spazzare et pasculare" il detto monte. Tale esercizio appare in seguito pienamente confermato dai vari documenti, anche quando tutti i territori del monte Ortighera e del monte Vaccareggio, cioè sui due versanti del torrente Parina, erano diventati di completa proprietà di Dossena.
La più volte ricordata relazione del Capitano Da Lezze e numerosi documenti dell'archivio comunale di Serina lascino intendere che la nostra valle godesse di una propria gestione amministrativa che funzionava accanto al Vicariato Veneto in modo affatto indipendente, purchè in conformità ai propri statuti. Questa amministrazione vallare era costituita dai rappresentanti dei singoli comuni costituenti la valle stessa.
A capo di tale amministrazione veniva eletto, per il periodo di tre anni, il "Tesoriere-Difensore di Valle"; tesoriere perché provvedeva alle principale contribuzioni dovute al governo veneto; difensore perché in tale veste rappresentava e doveva provvedere agli interessi nonché alla tutela dei diritti della valle. La sede era Serina, ove risiedeva il Vicario Veneto, nominato annualmente dal Maggior Consiglio di Bergamo fra i più ragguardevoli cittadini bergamaschi. Egli, oltre che giudice di pace, era anche rappresentante locale del governo veneto, per conto del quale curava l'esatta applicazione delle varie disposizioni, in armonia con l'osservanza degli statuti della Valle.
Era insomma la Valle una quanto mai pratica ed efficace pubblica istituzione supercomunale, congegnata in modo davvero geniale e rigorosamente funzionante, con a capo due autorità conviventi, controllantisi a vicenda, una in nome della popolazione locale, l'altra del potere centrale; magnifico esempio della saggezza obbiettiva dei nostri antenati.
L'amministrazione del Comune, invece, veniva esercitata da un consesso di rappresentanti locali detto Consiglio Minore, e per i problemi di rilevante importanza, dal Consiglio Generale formato dai capifamiglia, detto anche Sindicato, il quale si riuniva quando se ne presentava il bisogno. I membri del Consiglio Minore erano per lo più denominati Anziani, mentre più anticamente erano detti Credendari.
Nell'atto in data 4 gennaio 1375 si ha la fortuna di rilevare la più antica composizione dell'amministrazione del Comune di Dossena finora nota, con il relativo verbale di deliberazione.
Tale atto costituisce uno stralcio di verbale di una cosiddetta "credentia concione et consilio", tenutasi "in loco de Dossena".
Intervenuti alla riunione sono: Bonus f.q. Joannis De Testoribus, Bonettus f.q. Joannis Dicti Gualterij, ambo consules de Dosena, Joannes dictus Tezolus f.q. Alberti De Mapheis, Albertus dictu Betta f.q. Joannes De Bonzijs, Guariscus f. ser Bombelli De Testoribus, Lorenzo q. Dosena De Alcainis et Paxio q. Bombelli de Testoribus, omnes credentarij dicti comunis de Dosena ". La delibera riguardava il contratto d'affitto del monte Ortighera, concesso dal nobile Salvino de l'Acqua de S.Gallo abitante a Bergamo in "vicinia Sancti Andreae".
Come si può rilevare l'amministrazione comunale era composta da sei "credendari" e da due consoli. Essi erano: due Bonzi, due Testori, un Alcaini ed un Mapheis, ma poiché il Maffeis doveva far parte del casato Alcaini, si deve ritenere che l'amministrazione stessa fosse composta da due rappresentanti per ognuna delle tre famiglie originarie.
Durante il periodo della repubblica Veneta, le famiglie originarie erano così composte:
- Alcaini - con gli Omacini
- Astori - con Sandri e Zanni
- Bonzi - con Vicentini
Del gruppo degli Astori facevano parte anche altre piccole famiglie, quali: Panzarotti dei Molini (1585), Bombello (1642), Piccoli (1642), Manenti (1700), Rossi (1700), tutte indicate come De Astoribus.
Del gruppo dei Bonzi facevano invece parte: Brinoni (1586), Bigoni (1594), Cucchi (1596), Vegini (1604), Cabetti (1604), Valtieri (1604), tutte indicate come De Bongis.
Gli Olivi, invece, facevano capo alla famiglia Alcaini.
Ogni gruppo, con votazione separata dagli altri, nominava il proprio sindaco ed i vari rappresentanti negli Enti comunali, compresi quelli che dovevano amministrare la Fabbrica della Chiesa.
I sindaci, in caso di necessità, potevano proporre al Capitano di Bergamo l'applicazione delle "taglie" a carico delle famiglie estimate del paese, secondo un elenco già costituito.
Nel 1716 risiedevano a Dossena dodici famiglie forestiere le quali erano soggette al pagamento annuo di una tassa di £ 14 cadauna.
Dal libro
"Dossena"
di Melchior Omacini