Secondo il Belotti, Dossena deriva dal nome di persona etrusca "Ursena" ; per il Volpi dal latino "Dorsum", oppure dalla voce "Dòss", che significa colle o poggio.
Se colleghiamo quanto scritto da questi e da altri storici locali del passato i quali affermano che lo sfruttamento delle miniere di Dossena risale al popolo etrusco e che i romani in seguito istituirono un "pagus" perché questa terra era centro minerario, dobbiamo convenire che anche il nome del "pagus" stesso doveva essere etrusco o romano cioè risalente ai primi tempi della sua formazione.
Seguendo questa logica pensiamo che il nome potrebbe essere derivato dalla maschera "Dosseno" o "Dossenum", personaggio fisso della "Fabula Atellana", una forma di spettacolo comico, popolare, arcaico connesso con la città di Atella in Campania, che ebbe grande successo nel III sec. a.C., tanto da diventare in seguito il genere di spettacolo proprio della commedia latina dei dilettanti romani, come testimonia Tito Livio (VII, 2, 12).
Le maschere fisse erano antichissime figurazioni di una società italica arcaica e contadina. Sono noti i nomi e le caratteristiche di cinque maschere:
Maccus - tipo balordo, ghiottone e innamorato;
Buccus - millantatore e scemo;
Pappus - vecchio nonno ridicolo;
Kikirrus - con caratteristiche di gallo;
Dossennus - gobbo ladro e astuto, dove la terminazione "Ennus" è etrusca mentre il tema è latino o comunque italico: "Dossun" uguale a dorso o gobba.
I nomi latini delle maschere sostituirono gli originali nomi oschi, italici, etruschi, greci dimostrando quanto abbia viaggiato per l'Italia il carrozzone dell'Atellana.
Questo tipo di personaggi fissi, durante il Rinascimento, diede origine alla commedia dell'arte con i vari Zanni, Arlecchini, ecc.
La nostra supposizione potrebbe anche corrispondere alla realtà se teniamo presente che a quei tempi nei lavori minerari venivano adibiti i condannati "ad metalla", forzati provenienti da tutte le regioni del vasto impero romano.
Se così fosse non è da scartare l'ipotesi che fra questi condannati, oppure al seguito di essi, vi fosse anche l'attore che impersonava la maschera Dossennus e che in seguito abbia dato origine a questo centro minerario.
Infine non dimentichiamo il carattere e la passione comico-farsesca dei vari Zanni di origine locale, dei quali faremo cenno più diffusamente in apposito capitolo.
Il primo ricordo scritto di Dossena risale al 920. In atto di quell'anno abbiamo memoria di un "Everardo de Dosena, monaco de heremo Sancti Zeni", vicino a Soncino (H.O.M. XII, col.847).
Questo è anche il documento più antico relativo a un paese della Valle Brembana; ad eccezione della lapide latina del V secolo rinvenuta a Santa Brigida nel 1735; inoltre non risulta che vi sia altra terra che porti il nome di Dossena.
Il fatto che finora non sia stata rinvenuta alcuna memoria in tutta la valle, che riguardi un'epoca anteriore al X secolo, fatta eccezione per le notizie relative alle miniere di Dossena, come se la valle fosse sempre stata deserta, ci fa pensare che i primi abitanti di queste montagne non siano arrivati seguendo la via tradizionale, risalendo cioè il fiume Brembo (forse in quel tempo un luogo selvoso e disabitato), ma siano venuti dalla collaterale Valle Seriana con lo scopo di estrarre minerali affioranti sul monte Vaccareggio, che venivano poi fusi e lavorati a Parre. Si può ritenere probabile che l'insediamento in queste terre di un nucleo di abitanti risalga all'epoca degli Etruschi, popolo di civiltà molto avanzata e notevolmente esperto, tra l'altro nella lavorazione dei metalli. Sembra che le prime capanne siano sorte in località Cascina Vecchia vicino alle miniere stesse e che l'abitato, più tardi, si sia esteso in località Villa, luogo più solatio e meglio riparato dai gelidi venti di tramontana, ov'era possibile coltivare anche alcuni cereali minori, necessari al sostentamento delle persone e degli animali.
Dal libro
"Dossena"
di Melchior Omacini