La storia geologica dell'area di Dossena ha inizio nel Triassico medio (Ladinico), circa 230 mila anni fa.
La documentazione stratigrafica si apre con il Calcare di Esimo, che testimonia la presenza di una piattaforma carbonatica, estesa su una vasta area di quella che ora è la Lombardia centro-settentrionale (Prealpi Lombarde, o, per meglio dire, il Dominio Subalpino), ma che all'epoca era il margine costiero meridionale della Tetide, antico mare che si incuneava nel supercontinente di Pangea, a separare la Laurasia a Nord e le terre di Gondwana a Sud.
La piattaforma carbonatica del Calcare di Esimo si andava formando in un mare poco profondo, con scogliere coralline che separavano lagune interne dal mare aperto, in condizioni di clima tropicale.
La piattaforma è stata più volte soggetta a periodiche emersioni, che hanno causato la dolomitizzazione degli originari sedimenti calcarei e una intensa calcificazione delle aree emerse.
Si sono così formate numerose cavità paleocarsiche, attualmente ancora ben riconoscibili all'interno della massa rocciosa, grazie alla presenza di riempimenti di materiale insolubile, terre rosse e paleosuoli.
Il paleocarso ladinico non ha alcuna relazione con l'attuale reticolo carsico profondo, tuttavia in molte località lombarde gli attuali sistemi carsici tagliano ed intercettano le cavità paleocarsiche, talvolta rimodellandole e coinvolgendole nello sviluppo della rete carsica più recente.
Le condizioni di piattaforma carbonatica si mantengono a lungo, e lo spessore del Calcare di Esino è, in quest'area, superiore ai 700 metri.
Alla fine del Ladinico, dopo una prolungata fase di emersione, si instaurano condizioni di ambiente lagunare, con scomparsa della piattaforma carbonatica.
Si depongono i sedimenti del Calcare Rosso: si tratta di una formazione complessa ad eterogenea, estremamente variabile lateralmente e fortemente lacunosa, costituita da calcari, argilliti policrome (che testimoniano il progressivo annegamento della piattaforma sotto una copertura di sedimenti terrigeni), tasche di paleosuoli e brecce.
L'attività tettonica era intensa, con numerose faglie che causavano il rialzo di alcuni blocchi e il rilassamento di altri, provocando temporanee emersioni, e determinando lacune stratigrafiche, erosioni e carcificazioni, e la formazione di brecce sindeposizionali.
Lo spessore di questa formazione è perciò molto variabile, da nullo, dove la formazione manca totalmente, a 15-40-50- metri.
Successivamente, nel Carnico inferiore, un periodo di relativa stabilità tettonica porta nuovamente alla formazione di una piattaforma carbonatica, in condizione di mare poco profondo e clima caldo, con la deposizione dei calcari stratificati della Formazione di Breno, che in quest'area ha uno spessore di 100-150 metri.
Nella laguna di Grono sfociava un fiume proveniente dalle aree emerse meridionali, dove lo smantellamento degli edifici vulcanici forniva materiale che, depositandosi sulla piattaforma corbonafica e poi all'interno della laguna, determinò l'interrimento del bacino di sedimentazione e la formazione di un vasto apparato deltizio, rappresentato dalle Arenarie di Val Sabbia: la linea di costa progradava progressivamente da Sud verso Nord, con i depositi deltizi in ricoprimento sui depositi marini lagunari.
Alla fine del Carnico (circa 220 mila anni fa), tutta l'area viene coperta quasi uniformemente dalla formazione di San Giovanni Bianco, alternanza di argilliti e marne, di origine terrigena, e, verso l'alto, evaporati, di ambiente continentale-transizionale, che chiudono il ciclo di sedimentazione marina del Trias medio.
Breve storia esplorativa
Chissà com'era quest'area prima dello sfacelo delle miniere, chissà quali ingressi naturali sono stati tagliati via e riempiti… chi furono realmente i primi esploratori degli abissi di Dossena? Minatori o pastori temerari?
Una nota curiosa apparsa in una monografia, riporta che nei primi anni del Cinquecento, la zona mineraria fu oggetto di un approfondito studio da parte del grande Leonardo da Vinci, per incarico del governatore di Milano, rivolto verso la compilazione di una carta topografica della Val Brembana.
Leonardo condusse studi di ingegneria mineraria e scoprì nuovi giacimenti: lo schizzo autografo sul quale cita la zona di Dossena e le sue rocce, è conservato presso la biblioteca di Windsor, in Inghilterra.
La prima cavità apparsa nel catasto regionale è la Lo 1102, il cui nome è Lacca della Saetta, situata sul monte Ortighera: pur essendo "fuori area di interesse" ma nelle vicinanze, è stata esplorata nel 1938 (articolo del 4 Ottobre Sull'Eco di Bergamo - "La Lacca della Saetta esplorata"), quindi significa che gli interessi speleologici stavano avvicinandosi a Dossena, e la data diventa indicativa a livello di ricerche storiche più specifiche e tecniche.
L'Annuario CAI del 1958 (sezione di Bergamo), riporta i dati e poche righe sulla scoperta della Croasa dell'Era (LoBg 1275), con una serie di verticali fino alla profondità di 108 metri.
Sull'edizione del 1972, compare l'esplorazione dell'Abisso di Val Cadur (LoBg 3610;-240 metri, maggior sviluppo), mentre quella del 1974, sempre per opera del Gruppo Grotte S.Pellegrino, parla dell'abisso Federico Frassoni (LoBg2585), esplorata fino alla profondità di - 290 metri (massima profondità della zona).
L'Abisso sul ciglio cava Lotto Nord (LoBg3691; -104 metri, -da ora in poi"Lotto Nord"), è stato esplorato dagli stessi nel 1978, e di contorno a queste, un'altra decina di cavità di sviluppo e profondità inferiore, risultano intersecate da gallerie minerarie.
Nel 1989 Il Gruppo Speologico Val Seriana Talpe trova una diramazione degna di menzione nell'Abisso di Val Cadur, ma la novità più eclatante è del 1993, cioè l'abisso Puerto Escondido (LoBg 3590), per opera del Gruppo Grotte Milano CAI-SEM: quasi un chilometro di sviluppo per 250 metri di dislivello.
Anche lo Speleo Club Orobico CAI-Bg svolge ricerche con continuità da quasi un decennio.
Tra riviste ed esplorazioni c'è l'Abisso 13 (LOBg 3855; o Abisso nella galleria Livello Morra, LoBg3588-GGSP), completamente verticale fino a -144 metri, la Lacca del Plastico a -87 metri (LoBg3591, o Abisso nella galleria Livello Lanca +10-GGSP), le diramazioni del Lotto Nord trovate all'epoca dagli stessi autori del presente articolo (1988), e il recentissimo Abisso delle Palme ancora in corso di esplorazione.
Foto e testi tratti dal numero speciale della rivista ''L'Alieno'' n°3 Dicembre 2003